Valese: capitano a Salerno, cannoniere a Belluno

Indubbiamente uno degli aspetti più affascinanti dello sport è la possibilità di imbattersi, non di rado, in vicende umane inaspettate, o quanto meno singolari. In questa categoria rientra e merita di essere raccontata la storia di Antonio Valese (secondo da destra in piedi nella foto), giovane calciatore campano che vestì la maglia del Belluno a metà degli anni ’30.

Chi era

Antonio Valese, detto “Totonno”, era nato a Salerno il 17 marzo 1913. Alcune fonti indicano come anno di nascita il 1918. Probabile che questa discordanza sia dovuta ad una errata lettura dei dati trascritti a mano nei registri anagrafici del comune. Prima come giocatore ed in seguito come allenatore, Valese trascorse tutta la carriera quasi esclusivamente in Campania, uniche eccezioni: il biennio 1934-36, con la partecipazione ai campionati di 2^ e 1^ Divisione in Veneto e la stagione 1973-74, da allenatore, in Prima categoria lucana. È scomparso nel 1986.

Carriera da calciatore

Classica ala sinistra, all’occorrenza mezzapunta, Antonio Valese è sempre stato considerato uno fra i più grandi talenti calcistici espressi dal vivaio salernitano. Per questa ragione venne ribattezzato “il balilla salernitano” perché i suoi movimenti in campo ricordavano quelli del grande “balilla del goal”, Giuseppe Meazza. Fra il 1931 e il 1933 giocò in Serie C con la Paganese.  Dopo i due campionati a Belluno, divenne lo storico capitano della Salernitana che ottenne per la prima volta la promozione in Serie A. Ormai ultratrentenne disputò gli ultimi due campionati in Serie B, nelle file della Torrese, poi divenuta Savoia di Torre Annunziata; nei Dilettanti con la Casertana.

Carriera da tecnico

Valese, conosciuto come Don Antonio, iniziò la carriera come allenatore-giocatore proprio alla Salernitana nel 1941 e poi nel 1944-45. Successivamente allenò ancora i granata campani nel 1955-56. Come allenatore, supervisore tecnico o allenatore in seconda rimase attivo fino al 1979, legando il proprio nome a club come Paganese, Casertana, Turris di Torre del Greco, Cavese, Portici e Orazio Flacco Venosa.

A Belluno trascinatore dell’ACF Piave

Quando arrivò a Belluno dalla sua Salerno, Antonio Valese aveva solo 21 anni. Tesserato dall’Associazione Fascista Calcio Piave, come si chiamava in quel periodo la formazione del capoluogo dolomitico, l’attaccante campano si rivelò presto come uno dei trascinatori della neopromossa, militante nel campionato di 2^ Divisione. Valese brillò per le sue capacità realizzative, che mise in mostra fin dalla gara d’esordio, il 18 novembre 1934, quando in casa del Treviso B i bellunesi vennero sconfitti 2-1. I dati certi, documentati, relativi alla carriera bellunese di Antonio Valese raccontano di 14 presenze e 15 reti in 2^ Divisione, un bottino straordinario, migliorato la stagione seguente, in 1^ Divisione 1935-36, con 8 presenze e 8 reti.

Cannoniere da derby

Durante il biennio trascorso a Belluno il cannoniere salernitano seppe mettere in mostra una caratteristica che lo avrebbe accompagnato anche nel prosieguo della carriera: la capacità di segnare gol decisivi nei derby. Accadde con il Piave contro il Gian Vittore Mezzomo Feltre il 25 novembre 1934 (1-0) e il 16 giugno 1935 (3-1). Accadde di nuovo con la Paganese, quando con una doppietta decise il primo derby della storia contro l’Ebolitana; e poi ancora nella stagione 1942-43, trasferitosi per un breve periodo alla Cavese, quando realizzò due reti, una all’andata e l’altra al ritorno, nelle sfide contro la Salernitana; mentre nel 1945 segnò il primo goal per la Salernitana nella storia dei derby contro il Napoli.

Ispirò il “Vianema” di Gipo Viani

Da un’idea di Valese, messa in pratica dalla Salernitana al suo debutto in Serie A nella seconda metà degli anni ’40, sotto la guida tecnica di Gipo Viani, nacque la tecnica di gioco denominata “Vianema”, che influenzò il modo di giocare nel calcio italiano. Si trattò di una rivisitazione del sistema (giornalisticamente fu coniato il nome Vianema fondendo il cognome del tecnico di Nervesa della Battaglia con la parola sistema) che fu considerata una autentica rivoluzione tattica e contribuì a modificare molti dei futuri sistemi di gioco, ad esempio introducendo per la prima volta in modo sistematico il ruolo del libero e successivamente dando origine al catenaccio.

Lorenzo Piccoli, trentadue anni dopo

Il bomber Antonio Valese non è l’unico ex in comune fra Salernitana e Belluno. Trentadue anni dopo l’attaccante salernitano, infatti, vestì il gialloblu l’estremo difensore Lorenzo Piccoli, vicentino di Dueville, cresciuto nel Thiene. Prima di chiudere la carriera a Belluno con tre campionati di Serie D culminati con la promozione nel 1970-71, Piccoli aveva militato nel Verona, nell’Hellas, nel Genoa (debuttando in Serie A), Rapallo Ruentes, Rimini, Avellino e Salernitana. Con i granata campani vinse il campionato di Serie C 1965-66 e giocò in Serie B la stagione seguente.

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