“Brugnach” splende nella notte del 6° Dolomiti Rally

La PS1 “Brugnach” ha colto nel segno regalando le prime emozioni e le prime scariche di adrenalina, ma anche fungendo da ideale collegamento fra diverse epoche dei rally e dell’automobilismo

Un po’ per scelta e un po’ per necessità, il format del 6° Dolomiti Rally ha presentato diverse novità rispetto alle edizioni che lo hanno preceduto. Fra le più interessanti, anche per l’intenso sapore nostalgico, l’introduzione della prova speciale d’apertura in notturna. La PS1 “Brugnach” ha colto nel segno regalando le prime emozioni e le prime scariche di adrenalina, ma anche fungendo da ideale collegamento fra diverse epoche dei rally e dell’automobilismo.

Un prologo inedito, breve, ricco di tradizione

Una volta scesi dal palco partenza di piazza Libertà ad Agordo (a proposito, molto ben curato ed accattivante il pannello-fondale realizzato ad hoc da un “artista” locale) i 98 equipaggi in gara hanno affrontato, in notturna e quindi con le vetture dotate di fanali supplementari, la prima speciale della corsa, denominata “Brugnach”. L’inedita prova si è svolta lungo la strada provinciale 347 “del Passo Cereda e Passo Duran”, ripercorrendo un tratto della cronoscalata Agordo-Frassenè, che a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 venne disputata sei volte. Lungo i 3,6 chilometri della prova, prevalentemente in salita, sono state posizionate due chicane (una al termine del rettilineo successivo il secondo tornante sovrastante il Cristo delle Pianezze; l’altra in prossimità della curva di Rivinon, superato l’abitato delle Corone. Una variante di rallentamento è stata inserita sul pianetto di Contura, per poi immettere negli ultimi 300 metri con fine prova sulla curva a sinistra all’altezza di vicolo Rif.

Lovisetto è l’uomo della notte

Il passaggio notturno sulla “Brugnach” non è stato decisivo ai fini del risultato finale del 6° Dolomiti Rally, ma ha certamente condizionato la corsa di alcuni equipaggi che, come nel caso dei bellunesi “Brik”-Valmassoi, hanno avuto difficoltà con le luci. Sicuramente peggio è andata a: Feti-Fabbri, Capraro-De Col e Innocente -Balzan i primi tre equipaggi costretti ad alzare bandiera bianca. Subito a proprio agio, invece, i portacolori della Monselice Corse, Adriano Lovisetto e Ivan Gasparotto, autori del miglior tempo assoluto sulla loro Skoda Fabia in 2.13.4 e 1.1 di vantaggio su Bravi-Bertoldi, 1.4 su Peruch-Budoia, 1.5 su De Cecco-Campeis, 2.3 su Ferri-Handel. Immediatamente in luce gli agordini Lena-Decima, autori del nono tempo assoluto, a 6.3 da Lovisetto, con la non più aggiornatissima ma sempre interessante Renault Clio S1600.

La Agordo-Frassenè in breve

La cronoscalata Agordo – Frassenè, corsa che rappresenta un pezzo importante di storia delle salite e del motorismo in provincia di Belluno, può vantare anche un’antenata “storica”, visto che si ha notizia – sul quotidiano “Il Gazzettino” dell’agosto 1948 e sul periodico locale “El Brandol” del settembre dello stesso anno – di una corsa automobilistica denominata “Coppa dell’Agordino”, sul percorso Agordo – Forcella Aurine di circa 13 chilometri con dislivello attorno ai 700 metri. La prima edizione della Agordo – Frassenè si disputò il 29 luglio 1962 su un tracciato di 7200 metri con dislivello di 493; era valida per il Campionato Triveneto Turismo e Gran Turismo ed assegnava il Trofeo Caltex, brand del carburante commercializzato dall’industria petrolifera Chevron Corporation. La corsa era organizzata di concerto da Automobile Club Belluno, Associazione turistica Conca Agordina e Pro loco di Frassenè. In quella prima edizione gli iscritti furono 62, i partenti 50 e gli esclusi dalla graduatoria 5. Ad imporsi fu un “mito” di quegli anni: “Noris”, Giacomo Moioli, che portò al successo una Porsche Carrera Abarth appena uscita dalla fabbrica, l’ultimo esemplare dei venti prodotti a seguito dell’accordo intercorso fra Carlo Abarth e la casa di Stoccarda. Sul podio assoluto di Frassenè a “Noris” fecero compagnia Pierluigi Zanardelli, secondo su Ferrari 3000 e il bellunese Mario Facca, terzo su Porsche 1600. Il 28 luglio 1963 vide la disputa della seconda edizione della Agordo – Frassenè. Francesco Ghezzi, su Lotus 27, stabilì il nuovo primato del tracciato imponendosi in 5.32.2, alla media di 97,531 km/h davanti alla Ferrari 250 GTO di Nicolosi e alla Simca Abarth 1300 di Dalla Torre. La terza edizione si corse il 2 agosto 1964 con 98 concorrenti. Fra questi anche un giovane debuttante che di lì a poco avrebbe fatto faville: Sandro Munari, il più forte rallista italiano di sempre. Il successo assoluto in quella edizione andò al gardenese Herbert Demetz che, sulla Simca Abarth 2000, si impose in 5.16.0, alla media di 102,531 km/h. Sul podio Paolo Colombo (Porsche 904) e Luigi Malanca (Ford Lotus). Nelle edizioni 1965 e 1966 si registrò il dominio di un altro “big” dell’epoca: il nobile varesino Edoardo Lualdi Gabardi che si impose nella quarta edizione al volante della Ferrari 250 Le Mans, in 6.16.2, alla media di 88,124 km/h (secondo Giuseppe Dalla Torre, Simca Abarth 1300; terzo “Matich”, Abarth 2000); mentre nella quinta (percorso di 10.020 metri con dislivello di 505 metri) trionfò con la Ferrari Dino, in 7.03.2 alla media di 85,236 km/h, davanti ad Achille Minen (Morris Cooper S) e Paolo Lado (Fiat Abrth 2000). La quinta edizione della Agordo – Frassenè, che assegnava il Trofeo Esso, si disputò il 17 luglio 1966 come gara nazionale di velocità in salita valevole per il campionato italiano velocità conduttori categoria Turismo classi da 500 a 1300 cc e chiusa per le categorie Turismo classe oltre 1300 cc, Gran Turismo e Sport prototipi. Quell’anno gli iscritti furono 175, i verificati 114, i partiti 110, i classificati 89 e i fuori tempo massimo 6. Dopo una sosta di sei anni dovuta a problemi organizzativi conseguenti alla devastante alluvione del novembre 1966 che causò morti e ingenti danni in tutto il Bellunese, il 20 agosto 1972 la Agordo – Frassenè tornò in grande stile come gara nazionale di velocità in salita che assegnava il Trofeo Luxottica. Leonardo Del Vecchio, patron dell’industria che sarebbe divenuta la più grande multinazionale dell’occhiale a livello mondiale, presenziò alle premiazioni. Vinse “Noris”, su Porsche 908, un vero “mostro” per quelle strade. Fu l’ultima edizione della corsa e l’ultima vittoria per “Noris” che a distanza di sei giorni trovò la morte in uno spaventoso incidente nel corso delle prove del Trofeo Vallecamonica. Pur senza forzare troppo “Noris” fermò i cronometri sul tempo di 4.31.8 alla notevole media di 108.609 km/h. Sul podio salirono anche Giovanni Borri (Porsche 911S), secondo; e Silvano Frisori (Porsche 911 STR), terzo. Fra i vincitori di classe anche un pilota che in seguito si sarebbe messo in luce nelle salite italiane ed europee: il bresciano Giulio Regosa, su Fiat 128C.

La copertina e la galleria

La foto di copertina è di Alberto Pettenello per Fotosport di Giovanni Scarpari. Le foto della galleria sono di Flavio Casoni ad eccezione di quella di Sandro Munari impegnato alla Agordo-Frassenè del 1964

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